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31 ottobre 2026 · Dott.ssa Ornella Muto

Dal dato di laboratorio alla consulenza: il ruolo del biologo nelle decisioni

Un risultato analitico acquista significato quando viene valutato insieme alla domanda iniziale, al metodo utilizzato e al contesto in cui dovrà essere impiegato.

Nel mio lavoro, il punto di partenza è una domanda: che cosa dobbiamo comprendere, verificare o documentare?

Può riguardare un processo sanitario, la sicurezza di un alimento, un campione ambientale oppure un accertamento in ambito forense. Sono situazioni diverse, che richiedono competenze e strumenti specifici. Hanno però un elemento comune: ottenere un risultato analitico è una parte del percorso. Occorre poi valutarne il significato, l’attendibilità e i limiti rispetto al problema da affrontare.

È in questo passaggio che si esprime una parte fondamentale del contributo professionale del biologo.

Prima dell’analisi, il quesito

La scelta di un’indagine dovrebbe partire dall’obiettivo dell’accertamento.

Quale informazione stiamo cercando? Quale campione è appropriato? In quali condizioni deve essere raccolto e conservato? Il metodo scelto è adatto alla domanda?

Definire questi aspetti aiuta a impostare un percorso coerente. Un’analisi tecnicamente corretta può infatti fornire informazioni insufficienti se il campione, il momento del prelievo o il metodo non sono adeguati al quesito.

Anche la documentazione ha un ruolo essenziale: conoscere la provenienza del campione e ricostruire le operazioni effettuate permette di valutare meglio il risultato e la sua utilizzabilità.

La qualità accompagna tutto il percorso

L’affidabilità di un risultato si costruisce attraverso una sequenza di attività: dalla raccolta del campione alla sua identificazione, dal trasporto alla conservazione, fino all’esecuzione dell’analisi e alla comunicazione dell’esito.

Per questo, quando mi occupo di qualità, considero insieme organizzazione, procedure, competenze e registrazioni.

Una procedura deve essere applicabile nella pratica. Una registrazione deve consentire di ricostruire ciò che è stato fatto. Un risultato deve essere accompagnato dalle informazioni necessarie per comprenderlo.

Questo approccio mette in relazione il lavoro scientifico con la responsabilità delle decisioni che possono derivarne.

Accreditamento: una parola, contesti differenti

Parlando di laboratori, è necessario precisare quale accreditamento si intende.

Nell’ambito sanitario, l’accreditamento istituzionale è rilasciato dalla Regione secondo i requisiti e la programmazione applicabili. Per le strutture private, l’erogazione di prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale richiede anche specifici accordi contrattuali: accreditamento e convenzionamento non sono quindi termini automaticamente equivalenti.

Su un piano distinto si colloca l’accreditamento tecnico.

Per i laboratori di prova, il riferimento è la UNI CEI EN ISO/IEC 17025. Quando si sceglie un laboratorio per un accertamento, occorre verificare che la specifica prova richiesta rientri nel suo campo di accreditamento, considerando anche la matrice e il metodo.

Per i laboratori medici esiste invece l’accreditamento secondo la UNI EN ISO 15189, relativo alla qualità e alla competenza nella medicina di laboratorio. Anche questo va distinto dall’accreditamento istituzionale regionale.

Chiarire queste differenze permette di scegliere e descrivere correttamente il percorso analitico.

Il risultato va letto nel suo contesto

Un dato deve essere valutato per ciò che consente effettivamente di affermare.

Rilevare una sostanza in un campione, ad esempio, non risolve automaticamente ogni domanda sulla sua provenienza, sul momento dell’esposizione o sulle conseguenze che può aver determinato.

Allo stesso modo, il riscontro di una criticità microbiologica può richiedere una valutazione delle condizioni di campionamento, dei processi e delle possibili fonti di contaminazione.

Il compito del professionista è mettere in relazione le informazioni disponibili, distinguendo ciò che è documentato dalle ipotesi che richiedono ulteriori verifiche.

Esplicitare un limite significa rendere la conclusione più precisa e trasparente.

Il mio ruolo nella consulenza e nella perizia

Sono iscritta all’Albo dei consulenti tecnici d’ufficio e all’Albo dei periti del Tribunale di Cosenza.

Nell’attività forense, il centro del mio lavoro è la valutazione scientifica delle evidenze e la redazione della consulenza tecnica o della perizia, in relazione all’incarico ricevuto.

Quando sono necessari accertamenti analitici, mi avvalgo di laboratori esterni, verificandone l’adeguatezza rispetto alle indagini richieste e il campo di accreditamento pertinente.

Il mio contributo comprende l’esame della documentazione, la valutazione dei metodi, l’interpretazione dei risultati e la formulazione di risposte motivate ai quesiti.

Il rapporto di prova del laboratorio costituisce un elemento del percorso. La consulenza o la perizia lo inserisce nel quadro complessivo dell’accertamento, rendendo comprensibili il ragionamento seguito e le conclusioni raggiunte.

Rendere la scienza utile nelle decisioni

Qualità, laboratorio e consulenza sono ambiti che nel mio percorso professionale si incontrano continuamente.

Il filo conduttore è un metodo di lavoro: partire da una domanda chiara, individuare strumenti appropriati, valutare criticamente le evidenze e comunicarle con precisione.

Credo che il valore della competenza scientifica si riconosca anche in questa capacità: aiutare le persone e le organizzazioni a comprendere le informazioni disponibili e a prendere decisioni consapevoli, nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità di ciascuno.

Dott.ssa Ornella Muto — Biologa, specialista in Patologia Clinica

Riferimenti